Economia

Il brand Italia In Giappone

04 Nov 2009 | BY U.Donati     

Umberto Donati, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Tokyo dal 2006, direttore della Fondazione Italia Giappone, braccio destro di Umberto Agnelli nell’Italy Japan Business Group, ci ha raccontato gli ultimi venti anni di processi di collaborazione tra Italia e Giappone.

Abbiamo incontrato Umberto Donati, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Tokyo dal 2006, direttore della Fondazione Italia Giappone, braccio destro di Umberto Agnelli nell’Italy Japan Business Group. Ci ha raccontato gli ultimi venti anni di processi di collaborazione tra Italia e Giappone.

Le attività di interscambio culturale tra Italia e Giappone hanno visto un incremento notevole a partire dal 2001, racconta Donati, anno in cui il Ministero degli Affari Esteri e la Fondazione Italia Giappone (costituita ad hoc per l’evento e allora presieduta da Umberto Agnelli) ha organizzato la più grande iniziativa di promozione dell’Italia mai realizzata all’estero: "Italia in Giappone 2001-2002". Un evento che ha toccato in poco più di un anno oltre 100 città giapponesi consolidando la presenza dell’Italia in tutto il Giappone.
Non si è trattato di uno sforzo isolato, infatti a tale iniziativa ne sono seguite altre negli anni a venire riscontrando un successo di pubblico decisamente importante: "all'Expo Universale 2005 di Aichi, presso Nagoya, il Padiglione Italia è stato il più visitato con oltre 3.500.000 visitatori, a testimonianza dell'interesse che il nostro Paese suscita costantemente nel pubblico giapponese”.
“Soprattutto sotto il profilo dell’arte, della moda e del design, l’Italia parte con un vantaggio assoluto” continua Donati “il pubblico giapponese segue con interesse le attività culturali, in molti casi finanziate dalle stesse aziende giapponesi”.

Le prime iniziative concrete per attivare gli investimenti reciproci risalgono a venti anni fa quando è nato l’Italy Japan Business Group, un organismo che ha saputo sviluppare un tessuto comune su cui creare negli anni una maggiore cooperazione industriale tra i due Paesi.
Il Direttore Donati ne ha seguito da vicino le attività in qualità di assistente di Umberto Agnelli, che ha presieduto l’IJBG per quattordici anni. Donati racconta che le strade intraprese per la creazione di questo tessuto comune sono passate sia attraverso lo sviluppo di attività congiunte sia attraverso la conoscenza bilaterale. A tale scopo sono state sviluppate attività in Paesi terzi e missioni congiunte in paesi come la Tunisia o i Balcani. Per lo stesso motivo (creare un tessuto comune) le Assemblee Plenarie in Italia hanno toccato non solo le grandi città ma anche la “provincia italiana” ancora poco conosciuta in Giappone (Bergamo 2002, Torino 2004, Catania 2006, Venezia/Treviso 2008).
Il susseguirsi ogni anno di tali appuntamenti (che hanno affrontato temi come ambiente, investimenti, biotecnologie, turismo, proprietà intellettuale) ha suscitato un interesse notevole.

Alla vigilia della XXI Assemblea Plenaria dell’Italy Japan Business Group (presieduto oggi da Giorgio Zappa, Finmeccanica e da Yoshiharu Fukuhara, Shiseido - Tokyo, 16-17 settembre), che inaugurerà le molte iniziative denominate “Italia in Giappone 2009”, Donati afferma che i risultati di tale interscambio di opinioni e di esperienze vissute da imprenditori italiani e giapponesi, sono difficilmente quantificabili. Il punto è che indubbiamente si può affermare una crescita di interesse reciproco che, nel breve periodo, si traduce in un aumento del turismo e, nel lungo periodo, conduce all’affermazione dell’Italian Soft Power che spinge a scegliere Italiano e che aggiunge credibilità alle indiscusse eccellenze che già riconoscono il “vantaggio assoluto” al nostro Paese.
 

 

 

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