Economia

RE-FARMING JAPAN

25 Nov 2009 | BY Letizia De Antoniis     

Un ritorno convinto alla natura da parte di un movimento diffuso e non facilmente circoscrivibile sotto nom0i di associazioni; è spesso uno stile di vita, un modo di pensare che sta diventando di moda

 

“All made in Japan”, “Rice Field Forever”, “Agricool”, “Agrizm” sono solo alcuni degli slogan in cui, recentemente, può capitare di imbattersi nella super metropoli Tokyo.
Un ritorno convinto alla natura da parte di un movimento diffuso e non facilmente circoscrivibile sotto nomi di associazioni; è spesso uno stile di vita, un modo di pensare che sta diventando di moda. Ed è così che il mondo del business, stimolato da questa nuova tendenza Lohas inventa un nuovo mercato e trova un target con esigenze nuove. Nascono così linee di abbigliamento ispirate alla natura, alla campagna e addirittura diventa cool il pantalone che indossa il contadino per lavorare nei campi, tanto che è nato un sito web dedicato alla vendita on line dei “mompe”, acquistabili anche fuori dal Giappone.
Come spesso capita, le nuove tendenze nascono da esigenze e sfide che un Paese è costretto ad affrontare. Nel caso del Giappone la propensione alla “slow life” e al “think and act green” è nata dall’acquisizione di una consapevolezza molto forte del mangiare sano e sicuro, riducendo, ove possibile, l’acquisto di cibo non “made in Japan”.
Gli scandali alimentari legati al cibo d’importazione avvelenato o avariato (uno degli ultimi casi eclatanti è stato quello dei gyoza provenineti dalla Cina, nel febbraio 2008) hanno accresciuto tale tendenza, causando un cambiamento nei consumi e di conseguenza nelle importazioni alimentari: sono, infatti, aumentate le importazioni di cibo che rientra nella categoria health food.
In un Paese in cui il territorio coltivabile è molto ridotto rispetto alla popolazione e in cui la domanda di carne, in linea con l’occidentalizzazione della dieta giapponese, è in aumento, il tasso di autosufficienza alimentare è sceso sotto il 40%, portando il Giappone a consumare il 10% delle importazioni di agricoltura a livello mondiale. (MAFF).
Lo sviluppo dell’industria alimentare in Giappone sembra prendere due strade, che per una volta non sono in contraddizione: il consumatore giapponese sceglie il made in Japan per una questione di fiducia e se deve acquistare straniero allora preferisce il cibo sano, naturale e certificato organico se possibile. I dati che registravano uno scarso interesse per il biologico quindi, sembrano destinati a cambiare.

 

 

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