L’Italia è storicamente uno dei più importanti fornitori mondiali di principi attivi farmaceutici, anche se sono in pochi a saperlo. Dato indicativo del successo internazionale dei produttori italiani, è quell’85% del fatturato proveniente da esportazione, che in questo campo rende l’Italia uno dei maggiori protagonisti.
La crisi? Guardando i dati dal 2007 al 2009, pare non ci sia stata: performance in crescita (+5,9% dal 2008 rispetto all’anno successivo - per un valore di 71,214 milioni di yen), aziende sempre presenti sul mercato, futuro positivo (anche per l’apertura della Corea ai prodotti italiani, che stanno trovando un ottimo sbocco).
Uno dei principali fattori chiave di successo? “Essere sempre presenti e avere conoscenze dirette” - racconta Carlo Fontana della New Chem Spa, una delle aziende italiane che ha partecipato al Padiglione Italia organizzato dall’ICE (Istituto Nazionale per il Commercio Estero) in occasione dell’annuale fiera farmaceutica CPhl Japan (Tokyo, 21-23 aprile) - “Sono nel settore dagli anni ’70, venni in Giappone per la prima volta nel ’92”. Differenze rispetto ad allora? “La comunicazione: capire chi decideva era la cosa più difficile, adesso la situazione è migliorata, anche se rimane la lentezza dei giapponesi nel prendere delle decisioni: un progetto veloce per loro si chiude in 6/7 anni”.
Un'elevata professionalità e una ben consolidata cultura chimica rendono l’Italia estremamente competitiva non solo in Asia, ma anche negli Stati Uniti e in Europa. Il nostro Paese si conferma al sesto posto nella classifica dei principali fornitori per il Giappone (dopo USA, Svizzera, Germania, Francia e UK), in un settore il cui sbocco principale rimane quello dei farmaci generici e del custom manufactoring. La concorrenza, però, sta prendendo piede. “Guardi il padiglione cinese, qui di fronte: è il doppio rispetto al nostro” - mi fa notare Fontana - “Fortunatamente i giapponesi apprezzano ancora una certa qualità e una certa confezione”.