Lo scorso 18 maggio è entrata in vigore in Giappone la legge sul referendum di revisione costituzionale, che stabilisce le procedure per le revisioni costituzionali e consente di sottoporre proposte di revisione alla Dieta in qualsiasi momento.
Sono passati tre anni dalla sua promulgazione: il 14 maggio 2007 la Dieta giapponese aveva approvato una legge che prevedeva l'esercizio del referendum nazionale prima di qualsiasi revisione del testo costituzionale. Nel 2007 alla guida dell'Escutivo vi era Shinzo Abe, leader del Partito Liberal-Democratico (LDP): la modifica dell'intrinseca natura “pacifista” della costituzione giapponese costituiva una parte rilevante del Manifesto programmatico del LDP.
Da allora la scenario politico del Paese è cambiato: dopo un cinquantennio di Governo liberale dall'agosto 2009 a capo del Governo vi è Yukio Hatoyama, leader del Partito Democratico (DPJ). Il DPJ, così come il Partito Social-Democratico (SDP), ha spesso evitato di affrontare il tema della modifica del testo costituzionale poichè assorbito sia dagli scandali finanziari che hanno colpito Hatoyama e il Segretario Generale del DPJ Ichiro Ozawa sia dall'obiettivo, sino ad ora non mantenuto, di smantellare la base militare statunitense di Futenma presso Okinawa.
Nonostante l'attuale Governo abbia sempre sottolineato la necessità di maggiori confronti politici per avviare le procedure di modifica della Costituzione, il Presidente del LDP Sadakazu Tanigachi ha affermato come il Partito abbia già presentato alla Dieta un disegno di legge per una parziale revisione della Costituzione. Una prima assoluta nel Giappone post-Seconda guerra mondiale: era dal 1947 infatti che l'Esecutivo giapponese non pensava di mettere mano alla sua Costituzione, preparata dagli Alleati durante l'occupazione militare al fine di sostituire il precedente modello di monarchia costituzionale con una forma di democrazia liberale.