Nel corso del mese di settembre le relazioni fra Cina a Giappone sono state messe a dura prova da un incidente avvenuto presso le isole Senkaku, per i giapponesi, e Diayou, per i cinesi.
Lo status di queste isole è conteso esplicitamente dagli anni settanta, quando è terminata l'amministrazione statunitense sull'area, anche se di fatto sono sotto il controllo giapponese. Le isole sono disabitate, ma molto pescose e, sembra, ricche di idrocarburi, tanto che Cina e Giappone avevano preso accordi per svolgere congiuntamente ricerche nell'area.
Il 7 settembre le autorità giapponesi hanno arrestato in prossimità delle isole Senkaku/Diayou, il capitano di un peschereccio cinese con l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale, fermando anche i 14 membri dell'equipaggio come testimoni.
Secondo il racconto della guardia costiera giapponese, il peschereccio è entrato in collisione volontariamente con due sue imbarcazioni nel giro di quaranta minuti, dopo ripetuti inviti da parte delle autorità ad abbandonare l'area.
Il Governo cinese ha dichiarato immediatamente che la detenzione di Zhan Qixiong, il capitano del peschereccio, costituisce una violazione del diritto internazionale, mentre il Giappone ha sostenuto
di stare seguendo la procedura prevista dalla propria normativa nazionale.
Il dieci settembre, con la decisione giapponese di prolungare il fermo del capitano del peschereccio, le relazioni fra i due Paesi si sono ulteriormente aggravate. La reazione cinese è stata molto ferma: sono stati interrotti i rapporti diplomatici col Giappone ed è stato posticipato il secondo round di trattative per implementare degli accordi presi nel 2008 riguardo lo sfruttamento di idrocarburi.
Inoltre, la Cina ha posticipato la visita di 1.000 giovani giapponesi all'EXPO di Shangai e le agenzie viaggi hanno ricevuto l'ordine di bloccare l'organizzazione di tour in Giappone. Secondo alcune fonti, la Cina avrebbe inoltre limitato le esportazioni verso il Giappone di alcuni metalli rari utilizzati per la produzione di componenti elettronici di prodotti hi-tech.
Durissime le parole pronunciate nel corso della disputa dal Premier cinese Wen Jiabao, il quale ha affermato che, se il Giappone non avesse rilasciato il capitano Zhan Qixiong, avrebbe dovuto “subire le conseguenze di questo gesto”, facendo temere ad alcuni analisti l'esplosione di un conflitto aperto.
L'arresto di quattro uomini d'affari giapponesi della Fujitzu Corp nella provincia di Hebei, sospettati di aver filmato obbiettivi militari, può essere interpretato come una ulteriore ritorsione da parte di Pechino.
Il 24 settembre il Giappone ha annunciato il rilascio del capitano del peschereccio. La Cina ha , di conseguenza, chiesto scuse ufficiali e una compensazione per l'accaduto. Il Ministro degli Esteri Giapponese, Seiji Maehara, è stato, però, molto fermo su questo punto, definendo la richiesta “priva di fondamento” e “del tutto inaccettabile”.
Nello stesso tempo, però, ci sono stati segnali di apertura con l'affermazione da parte giapponese dell'importanza della ripresa di relazioni diplomatiche, non solo a beneficio dei due Paesi, ma anche dell'intera regione. L'interesse giapponese può essere legato anche al valore dei rapporti commerciali esistenti con la Cina. La Japan External Trade Organization stima, infatti, che i commerci bilaterali abbiano raggiunto il valore di 147 miliardi di dollari statunitensi nella prima metà del 2010, aumentando del 34 % rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
In questi giorni le relazioni diplomatiche fra Cina e Giappone stanno ritornando alla normalità. Naoto Kan, il Primo Ministro giapponese, e Wen Jiabao, nonostante le perplessità mostrate nei giorni precedenti, si sono incontrati, per la prima volta dopo la crisi, il 4 ottobre scorso a Bruxelles in occasione del meeting dell'ASEM ( Asia - Europe Cooperation). Anche se nessuna delle due parti sembra disposta a cedere sulla questione della sovranità sulle isole Diayou/Senkaku, entrambi i primi ministri hanno affermato la necessità della ripresa dei rapporti fra i due Paesi .
Un ulteriore segno di distensione è stato l'incontro fra il ministro della difesa Giapponese, Toshimi Kitazawa, e quello cinese, Liang Guanglie, ad Hanoi, in occasione di un meeting per la sicurezza regionale nel Sud-est asiatico a cui hanno partecipato anche Stati Uniti e Russia. In questa occasione è stata ribadita la volontà dei due Paesi di lavorare insieme per la sicurezza della regione.